China

The UnionPay Scandal in Macau

In the following article, which I wrote for the Italian magazine L’Indro, I explain how the China UnionPay network is used by mainland Chinese who travel to Macau in order to evade taxes or take huge amounts of money out of the country illegally. The article is, of course, in Italian, so if you can speak it check it out.
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Sabato 17 maggio due cittadini cinesi sono stati arrestati a Macao mentre prendevano un taxi fuori da un casinò nella zona di Cotai. L’arresto è avvenuto nell’ambito dei recenti tentativi del Governo centrale di Pechino di combattere la fuga di capitali dalla Cina attraverso Macao. I due cinesi, di 25 e 30 anni, erano in possesso di 690.000 dollari di Hong Kong in contanti, e di fiches del valore di 500.000 dollari di Hong Kong. Gli uomini si erano procurati il denaro attraverso due carte della rete di pagamento statale cinese UnionPay.
Proprio la UnionPay è stata di recente al centro di un nuovo scandalo che conferma come i cittadini cinesi utilizzino vari metodi illegali per portare capitali all’estero e così evadere le rigide restrizioni imposte dallo stato cinese. La fuga di capitali con la rete UnionPay non è difficile. Un cittadino cinese si reca nella Zona Amministrativa Speciale di Macao, che è di fatto divenuta la capitale del gioco d’azzardo della Cina e dell’intero Est asiatico. Utilizzando una carta UnionPay, la quale fa parte della rete bancaria statale cinese, egli si reca in un negozio, ad esempio una gioielleria, e chiede al negoziante di fargli fare un finto acquisto. Il cliente si fa consegnare dei soldi prelevati con la carta dal proprio conto cinese, e maschera il prelievo come acquisto di merceIn questo modo si può aggirare il limite massimo di denaro che i cittadini cinesi possono portare al di fuori dei confini della Cina continentale, il quale è di 20.000 yuan (3-200 dollari) al giorno.
Il ‘sistema UnionPay‘ permette a molti cinesi ricchi di riciclare denaro sporco, spendere cifre elevate nei casinò, o di evadere le tasse. Ad esempio, i due uomini di Fujian arrestati questo mese avevano manomesso i loro dispositivi UnionPay in modo da connetterli ad una piattaforma commerciale della Cina continentale che trattiene una commessa di 26 yuan per transazione, invece dell’14% previsto sulla rete UnionPay di Macao. L’utilizzo illegale dei conti UnionPay ha fino ad oggi arrecato alla banca una perdita di 220.000 patacas in tasse di transazione. Fra febbraio e gli inizi di maggio, 12 persone sono state arrestate in casi frode legati all’uso illegale di carte UnionPay.
La UnionPay, poco conosciuta in Occidente, è l’unica organizzazione nella Repubblica Popolare Cinese autorizzata al rilascio di carte di pagamento. Fu fondata nel 2002 con il benestare della Banca Popolare Cinese, ed è l’unica rete bancomat interbancaria della Cina continentale. La rete UnionPay si estende ormai a 141 Paesi, inclusa l’Italia. A poco più di un decennio dalla sua fondazione, la UnionPay, il cui quartier generale si trova a Shanghai Pudong, è giunta a dominare il mercato globale. Con 3.53 bilioni di carte di pagamento in circolazione, essa ha infatti soppiantato le sue ben più famose rivali come la Visa, anche se le transazioni di quest’ultima, pari a 4.6 trilioni di dollari, rimangono ancora al primo posto. Ma la UnionPay, che con 2.5 trilioni di dollari è seconda, può dire di aver raggiunto lo scopo che la leadership cinese si era prefissa: internazionalizzare e conquistare i mercati globali. Come spesso avviene nell’economia cinese, questo risultato è stato raggiunto attraverso una rigida regolamentazione statale. La UnionPay, infatti, gode di un monopolio di mercato in Cina, e operatori esteri come Visa e MasterCard sono obbligati ad affiliarsi alle reti UnionPay per poter offrire i propri servizi.
Dal 1999, anno in cui la colonia portoghese fu restituita alla Cina, ad oggi, Macao è divenuta il luogo privilegiato in cui la nuova elite politico-economica cinese si dà al gioco d’azzardo, e in cui può riciclare denaro sporco, ad esempio quello che la corruzione dilagante mette nelle tasche di alcuni membri del Partito Comunista, evadere le tasse, o portare denaro all’estero per reinvestirlo in beni immobili, in progetti di emigrazione, o per depositarlo in paradisi fiscali.
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Categories: China, Macau, scandal, unionpay

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